Rapporti del minore adottato con i fratelli consanguinei

Il minore dichiarato adottato con sentenza, dal Tribunale per i minorenni, può continuare ad avere rapporti con i fratelli consanguinei?

La legge sull’adozione, ove la famiglia d’origine risulti irreversibilmente inidonea a svolgere i propri compiti istituzionali, garantisce al minore il diritto ad inserirsi e a crescere in una famiglia in grado di rispondere alle sue esigenze.
La dichiarazione di adozione legittimante comporta per il minore, oltre l’acquisizione dello status di figlio legittimo degli adottanti, dei quali assume il cognome, la cessazione dei rapporti con la famiglia di sangue ex art. 27 comma 3 L. 184/83.
Tale sacrificio si giustifica con l’interesse del minore ad avere una crescita serena, basata sulla chiara identificazione del proprio stato, senza confusioni, sovrapposizioni e possibili contrasti nella sfera affettiva, che potrebbero determinare crisi di identità.
Dalla cessazione dei rapporti con la famiglia d’origine, ne consegue che al minore non è consentito, dopo che la dichiarazione di adozione sia divenuta definitiva, mantenere i rapporti con i fratelli germani, non adottati, maggiorenni.

Diversa è l’ipotesi in cui più fratelli sono stati dichiarati adottati e quindi collocati tra più famiglia.
In tal caso il minore, pur rescindendo giuridicamente i rapporti con la famiglia d’origine, può continuare a coltivare le relazioni di fatto con gli altri fratelli, ugualmente adottati da altre famiglie.
Nella prassi, i Tribunale per i Minorenni tende a non separare i fratelli germani, cercando di abbinarli alla coppia che, all’atto della domanda di adozione, abbia dichiarato la disponibilità ad adottare più fratelli.
In caso contrario, ovvero qualora i bambini debbano essere necessariamente separati, il Tribunale per i minorenni, cercherà tra le coppie, quelle disponibili a consentire il permanere dei rapporti tra fratelli.
Ciò vale, logicamente, per quei minori dolorosamente consapevoli della loro situazione personale, desiderosi di avere una nuova famiglia e al tempo stesso intimoriti dall’idea di interrompere i rapporti con i fratelli germani.
Sotto questo profilo, un ruolo determinante è rappresentato dal tutore/avvocato dei minori, portatore della loro volontà e, quindi, provvisto del relativo potere di far valere il primario interesse alla continuità del rapporto fra gli stessi.
Quindi, la sentenza di adozione del minore non impedisce al giudice del Tribunale per i Minorenni, di disporre la frequentazione del minore con i fratelli di sangue anch’essi adottati, malgrado la cessazione, tra di loro, di ogni formale legame, qualora la relativa continuità sia ritenuta opportuna dai servizi sociali che seguono i minori.

Adozione internazionale: coniuge con handicap o con problemi di salute

SE UNO DEI CONIUGI HA PROBLEMI DI SALUTE O È AFFETTO DA UN HANDICAP, SI PUÒ REALIZZARE UN’ADOZIONE INTERNAZIONALE?

La legge 184/83, ai fini di valutare l’idoneità di una coppia all’adozione, che sia essa nazionale o internazionale, richiede un’approfondita valutazione sull’effettiva e duratura attitudine dei coniugi che aspirano all’adozione di farsi carico di un minore in stato di abbandono e di rispondere in modo adeguato e costante alle sue esigenze (cfr. l’art. 6, comma 2, l’art. 22, comma 4, l’art. 29 bis, comma 4 lettera c, della legge n. 184/83).
Le valutazioni avvengono a seguito di indagini, a cura dei servizi territoriali, sociali, psicologici e sanitari, che accertano anche l’aspetto relativo alla situazione di salute dei coniugi, essendo indispensabile poter prevedere che i coniugi siano in grado di dedicare tutte le loro energie, sia fisiche che mentali, alle cure di un minore che ha comunque un passato difficile.
Nel caso di coppie in cui uno dei coniugi sia affetto da un handicap, occorre verificare, caso per caso, se e come l’invalidità e la sua prevedibile evoluzione possono interferire con l’attitudine a farsi carico di un minore in stato di abbandono e con la necessità di dedicargli energie e attenzioni costanti per tutto il tempo necessario al suo cammino di crescita.
I Tribunali per i minorenni emettono decreti d’idoneità all’adozione internazionale a favore di coppie la cui validità fisica non sia piena.
on può peraltro sorprendere se, nei Paesi di origine dei minori in stato di abbandono, viene effettuata un’ulteriore valutazione, tesa ad garantire a tali bambini, coppie genitoriali con uno stato di salute più solido: in quelle sedi, inoltre, è possibile scegliere, nell’interesse del minore, tra le coppie provenienti da numerosi Stati di accoglienza.
Infatti, in numerosi Paesi d’origine la normativa in tema di adozione prevede requisiti rigorosi anche a proposito della salute degli aspiranti adottanti, ad esempio individuando specifiche malattie o menomazioni che determinano l’inammissibilità della domanda di adozione.

Reclamo contro le decisioni di inidoneità della coppia all'adozione

COSA FARE QUANDO LA DOMANDA D’IDONEITÀ DELLA COPPIA VIENE RESPINTA DAL TRIBUNALE PER I MINORENNI?

Contro il decreto che non accoglie la domanda d’idoneità all’adozione internazionale è possibile proporre reclamo avanti alla Corte d'Appello - sezione famiglia - territorialmente competente (cfr. l’art. 30, comma 5, della legge n. 184/83).
Il reclamo deve essere proposto entro dieci giorni dall'avvenuta notifica del provvedimento di rigetto del Tribunale dei Minorenni.
Se la Corte d’Appello accoglie il ricorso e dichiara la coppia idonea all’adozione internazionale, la coppia può proseguire il percorso adottivo conferendo l’incarico ad un Ente autorizzato, secondo le regole ordinarie.
E’ comunque importante considerare che le decisioni di non idoneità sono pronunciate nei casi in cui compaiono situazioni che potrebbero costituire un rischio per la riuscita dell’adozione, per il futuro del bambino adottato e della stessa coppia.
Sulla base di ciò, è necessario che la coppia non ritenuta idonea dal Tribunale per i minorenni esamini le ragioni che hanno determinato la decisione del Tribunale. Spesso un periodo di riflessione, possibilmente con l’aiuto dei servizi territoriali o di altri esperti, consente di raggiungere una maggiore consapevolezza e una maturazione assai preziosa per la realizzazione del progetto adottivo.

Qual è il ruolo dei servizi sociali nell’adozione internazionale?

 

Il ruolo dei servizi sociali nell’adozione internazionale consiste prevalentemente nel fornire appoggio, anche psicologico; fornire informazioni ai coniugi nonché di acquisire tutte le informazioni relative alla coppia che possano essere utili ai fini di una ponderata valutazione dei requisiti per procedere con l’adozione internazionale.

 

In particolare i compiti del Servizio sociale sono espressamente individuati dall’art. 29 bis della legge 184/1983 e sono:

 

a) informazione sull'adozione internazionale e sulle relative procedure, sugli enti autorizzati e sulle altre forme di solidarietà nei confronti dei minori in difficoltà, anche in collaborazione con gli enti autorizzati di cui all'articolo 39-ter;

b) preparazione degli aspiranti all'adozione, anche in collaborazione con i predetti enti;

 

c) acquisizione di elementi sulla situazione personale, familiare e sanitaria degli aspiranti genitori adottivi, sul loro ambiente sociale, sulle motivazioni che li determinano, sulla loro attitudine a farsi carico di un'adozione internazionale, sulla loro capacità di rispondere in modo adeguato alle esigenze di più minori o di uno solo, sulle eventuali caratteristiche particolari dei minori che essi sarebbero in grado di accogliere, nonché acquisizione di ogni altro elemento utile per la valutazione da parte del tribunale per i minorenni della loro idoneità all'adozione.

 

 

Avvocato Barbara Beozzo – Via Mercuzio, n. 1- 37122 Verona - Tel 0458536410